perizia psichiatrica nelle aule dei tribunali

CRIMINOGENESI: ALLE RADICI DELLA VIOLENZA

Esiste una bestia dentro di noi?
Nel voler comprendere le dinamiche psicologiche del male, è possibile pensare a una naturale tendenza di alcune persone ad essere violente? Oppure l’animo umano è predisposto alla socialità e all’incontro amichevole con l’altro?
Dal punto di vista biologico, gli esseri umani sono predisposti a stabilire fin dalla nascita profonde relazioni personali di attaccamento e possono contare su precise disposizioni filogenetiche che contrastano le tendenze aggressive e favoriscono quelle prosociali.

Ciò che appare evidente è che l’uomo ha in sé il seme della bontà, lo spirito di collaborazione, la spinta a cooperare per individuare adeguate strategie di adattamento; non possiamo al tempo stesso negare l’esistenza di uno spirito opposto, legato alla tendenza aggressiva insita nell’uomo per procacciarsi il cibo, per difendersi dagli attacchi dei predatori, per asserire la propria supremazia.
Una spinta biologica all’aggressività connessa alle funzioni dei meccanismi primitivi di difesa tipo attacco e fuga, al comportamento sessuale di dominanza, alla necessità di affermarsi per avere il controllo del territorio.
Come può questa biologia dell’aggressività tramutarsi in cattiveria gratuita? In azioni antisociali inspiegabili?
Cosa accade allora nella mente dell’uomo quando diventa violento?
La violenza è espressione di una patologia mentale?
Quali dinamiche intercorrono tra la patologia mentale e la violenza?
Una persona crudele, rea di delitti mostruosi, presenta sempre e comunque una patologia mentale? Che cos’è allora la normalità? Può una persona normale essere violenta? Quali parametri ci possono aiutare a identificare una persona violenta?
Per fortuna la maggior parte delle persone sceglie di agire con responsabilità, nel rispetto di se stessi e degli altri.
Vi possono essere, tuttavia, dei fattori di rischio associati alle forme più gravi e meno frequenti di comportamenti criminali, ad esempio forme di abbandono precoce, di violenza in età infantile, di condizioni economiche disagiate, ma i fattori di rischio non hanno la caratteristica di essere distintivi e determinanti.
Possiamo allora dire che vi è un solo parametro per definire la violenza: violare l’altro.
La violenza, fisica o psicologica, da parte di un essere umano verso un altro, può essere definita come un atto di aggressione messo in essere con l’intenzione specifica di fare del male a un essere umano.
Cosa accade nella mente dell’uomo di così irrazionale da indurlo ad azioni criminose?
Rispetto a determinati comportamenti criminosi viene facile dire che possono essere commessi solo da persone disturbate: chi mai compirebbe un simile delitto? Solo un folle può essere capace di simili azioni!
Eppure nelle aule dei tribunali il confronto tra periti e consulenti non è mai del tutto pacifico; rispetto a determinati delitti la comprensione delle dinamiche psicologiche che hanno indotto quella persona a commettere quel delitto non è facile da dedurre, anche con la testistica più evoluta; non esiste in realtà un parametro di riferimento che possa indicare con certezza se ci si trova di fronte a un malato mentale piuttosto che a un comportamento frutto di dinamiche psicologiche che nulla hanno a che vedere con la patologia mentale.
Le neuroscienze sicuramente potranno aiutare a chiarire cosa accade nella mente dell’uomo e dare, in futuro, una chiave di lettura più appropriata; nel 1848 Phienas Gage sopravvisse a un’esplosione in cui una sbarra di ferro gli perforò il lobo frontale sinistro e, una volta guarito, divenne indifferente ed egoista: cosa era successo?
Se per natura l’uomo tende a essere relazionale e socievole, per la stessa natura tende a essere ostile e aggressivo, tende a non riconoscere le proprie emozioni e sensi di colpa, a non comprendere la sofferenza altrui, mancando di empatia.
Nell’essere umano non esistono spinte contrapposte ma meccanismi biologici che hanno consentito, durante l’evoluzione, l’emergere della coscienza, un livello più complesso di sintonizzazione dei diversi aspetti della mente.
La criminogenesi deve essere così attenta a considerare tutti i fattori in campo - genetica, ambiente, famiglia, lavoro, contesto sociale – per comprendere le dinamiche dell’agire umano e differenziarle da veri quadri di patologia psichiatrica.

Per approfondire:
Pellegrino F, La perizia psichiatrica nelle aule dei tribunali, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2022