SOMATIZZAZIONE

La somatizzazione dell’esperienza ansiosa o depressiva rappresenta un importante problema di estrema rilevanza clinica; è tuttavia indispensabile adoperarsi in primo luogo con la diagnostica differenziale rispetto alla possibile presenza di un disturbo organico o legato all’uso di sostanze medicamentose o d’abuso: la chiave di lettura del sintomo somatico deve essere necessariamente medica, clinica.

somatizzazione: depressione, ansia, ansia di malattiaOvvero, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione, il rilevare un sintomo fisico, deve indurre il clinico a escludere in prima istanza la presenza di una patologia fisica o di condizioni cliniche legate all’uso di sostanze medicamentose o d’abuso.

I primi sintomi che inducono il paziente depresso o ansioso a chiedere aiuto al medico sono spesso di natura fisica:

  • mal di testa, sensazioni di “sbandamento”, vertigini;
  • disturbi intestinali come nausea, dolori addominali, diarrea, ecc.;
  • senso di soffocamento, sentire il “fiato corto”;
  • scarso appetito o al, contrario, iperfagia;
  • sentirsi debole senza motivo;
  • bocca asciutta, brividi di freddo o eccessiva sudorazione;
  • palpitazioni, sentirsi svenire;
  • diminuzione del desiderio sessuale.

Recenti studi indicano che dal 20 al 30% dei sintomi riscontrati in medicina generale non sono la conseguenza di processi morbosi ben definiti, bensì l’epilogo di vicende psicologiche.
Molte volte la sintomatologia funzionale – la somatizzazione – non è che il pretesto che permette al soggetto di entrare in contatto con il medico per parlargli del problema vero, quello nascosto, spesso di natura psicologica.

La somatizzazione può, infatti, rappresentare un sintomo di depressione o di ansia (depressione o ansia mascherata): il sintomo fisico – sia esso una cefalea, un dolore muscolare, una gastralgia o una sintomatologia vertiginosa – può rappresentare il vero linguaggio della sofferenza psichica e nascondere un profondo conflitto interiore, un mal-essere psicologico, di cui non si ha consapevolezza.
I sintomi fisici sono accettati più facilmente dalla società rispetto alla comune nozione di malattia mentale; possono quindi rappresentare una reazione alle repressioni, inibizioni e rimozioni della nostra storia personale e della nostra vita professionale, culturale, sociale, familiare o sessuale e all’incapacità di gestire in maniera autonoma i problemi della vita quotidiana.
I pazienti che somatizzano risultano talvolta “scomodi” e rischiano di essere sottovalutati o abbandonati alle loro sofferenze con vaghe diagnosi di “turbe neurovegetative” o “distonia neurovegetativa”, “disordine funzionale”, “esaurimento nervoso”, “ipotensione arteriosa”, “crisi di nervosismo”.
Il paziente non si sente compreso e accettato poiché mentalmente non è in grado di associare la sintomatologia fisica alle problematiche psicologiche.

In tali circostanze il medico deve essere attento a cogliere la natura del disturbo e ad affrontare il problema con estrema pazienza nel tentativo di aiutare il paziente a contenere il suo disagio; in queste situazioni l’utilizzo di antidepressivi può essere risolutivo poiché centra il nucleo psicopatologico ansioso e depressivo.
Occorre, tuttavia, spiegare il razionale di utilizzo di questi farmaci focalizzando l’attenzione sui meccanismi d’azione – biologici – degli stessi; questo messaggio è più tecnico e quindi più comprensibile da parte di questi pazienti, che tendono a nascondere e a negare le problematiche psicologiche.

Somatizzazione e ansia di malattia

Negli ultimi anni l’ambulatorio del medico di famiglia è sempre più frequentato da soggetti che presentano una particolare condizione psicopatologica, oggi definita come disturbo da ansia di malattia, una condizione clinica difficile da gestire e connotata da una pervasiva ideazione a polarizzazione ipocondriaca.
Tale condizione viene così descritta dal Manuale diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5):

  • presenza di una preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia;
  • i sintomi somatici non sono presenti o, se presenti, sono solo di lieve intensità. Se è presente un’altra condizione medica o vi è un rischio elevato di svilupparla, la preoccupazione al riguardo è comunque chiaramente eccessiva o sproporzionata;
  • è presente un elevato livello di ansia riguardo alla salute e l’individuo si allarma facilmente;
  • l’individuo mette in atto comportamenti eccessivi correlati alla salute (ad esempio si rivolge spesso al medico) o, al contrario, comportamenti evitanti (ad esempio evita visite mediche e ospedali).

Si tratta di un disturbo che può essere particolarmente invalidante, sia perché questi pazienti non si lasciano rassicurare, tendono a cambiare medico e a non assumere con regolarità la terapia, sia perché le terapie disponibili non sempre sortiscono gli effetti prospettati; in particolare la risposta alla terapia con antidepressivi può essere ottimale, soprattutto in presenza di dimensioni ansiose e depressive che spesso appaiono inespresse e mascherate.

E’ importante saper accogliere la sofferenza di questi pazienti, nel tentativo di contenere la loro angoscia di morte ed evitare una compromissione della funzionalità individuale, familiare e lavorativa, che inizia ad esempio con una continua richiesta di certificati di malattia per il proprio stato di malessere.

La somatizzazione dell’esperienza ansiosa e depressiva. L’ansia di malattia - Ferdinando Pellegrino
MEDICI OGGI
- 28 marzo 2019

Bibliografia

  American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014
Pellegrino F, L’approccio integrato ai disturbi mentali, Springer, Milano, 2011
Pellegrino F, La salute mentale, clinica e trattamento, Edizioni Medico Scientifiche, Torino, 2018

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